Tag Archives: violenza domestica

La penna contro la spada

La reazione delle donne agli episodi di violenza avvenuti a Berlino

A leggere le pagine di cronaca nera dei principali quotidiani berlinesi, c’è poco da stare allegri. Oltre al caso eclatante di Magnotta, l’omicida canadese arrestato a Neukölln pochi giorni or sono, nei mesi scorsi si è potuto osservare una crescita dei reati violenti. Due ragazzi sono stati uccisi nei mesi scorsi, e il 4 Giugno scorso una madre di 6 figli, Semanour S., è stata brutalmente uccisa in una corte interna del quartiere di Kreuzberg, davanti agli occhi attoniti degli inquilini. Tuttavia fomentare allarmismi sarebbe facile quanto controproducente, servirebbe solo ad aumentare il clima di tensione. Occorre analizzare il problema a mente fredda.

Questo è ciò che le donne, organizzate in numerose associazioni, hanno voluto fare manifestando pacificamente davanti al municipio di Neukölln nella giornata di ieri (6 Giugno). Non bisogna farsi ingannare dal numero, non certo oceanico, delle partecipanti (circa un centinaio): la loro stessa presenza, così come il messaggio che hanno voluto rendere noto alla popolazione, è stata sicuramente degna di nota, anche perchè molti passanti si sono fermati ad ascoltare ciò che veniva detto dal piccolo palco. Queste donne manifestavano in particolare contro due tipi di violenza: quella di strada e quella domestica, entrambe particolarmente sentite perchè la seconda le riguarda in prima persona, la prima i loro figli. Con un’attitudine squisitamente politica, queste donne hanno rifiutato di approcciare la questione in termini di sicurezza, che solitamente è la reazione spontanea suscitata da simili fatti di cronaca nella maggioranza dell’opinione pubblica.

Partendo dalla constatazione di come i fatti violenti avvenuti negli ultimi tempi coinvolgano principalmente cittadini tedeschi le cui origini sono da rintracciare al di fuori della Repubblica Federale, queste donne hanno avanzato proposte riguardanti sia i problemi di violenza di strada che quella domestica. Nel primo caso, hanno chiesto che ai loro figli sia insegnata la cultura della legalità e del rispetto fin dalle scuole elementari: non è mistero infatti che la maggior parte dei responsabili di episodi di criminalità giovanile “imparino” le dure regole della strada fin dai primissimi anni di vita, e proprio all’interno di quelle istituzioni che dovrebbero aiutarli a maturare, rendendoli cittadini rispettosi. In questo senso, si è chiesto uno sforzo concreto da parte dell’amministrazione cittadina rispetto ai programmi educativi nelle scuole.

Ancor più interessanti sono state le richieste inrenti al contenimento della violenza domestica, perchè oltre alla richiesta di aprire consultori che abbiano come target principale gli uomini, spesso dimenticati dalle istituzioni, le donne hanno fatto sentire la propria voce affinchè sia data loro la possibilità di costruirsi un futuro indipendente attraverso due mezzi: l’istruzione e il lavoro. Troppo spesso le donne che seguono i loro mariti in Germania non hanno alcuna certificazione scolastica riconosciuta, con il risultato di essere escluse a priori da qualsiasi tipo di possibilità lavorativa che richieda una livello minimo di istruzione. In questo senso, rinforzare gli aiuti già esistenti e creare nuove forme di integrazione scolastica delle mogli dei migranti è una necessità.

Solo con la forza dell’istruzione queste donne possono capire, e prevenire, le forme di oppressione che sono troppo spesso perpetrate nei loro confronti fra le mura domestiche, la stessa forza che può garantire loro una concreta alternativa nel caso in cui sentissero la necessità di rendersi indipendenti dal punto di vista economico. Questo discorso riguarda principalmente le donne di origini straniera, ma si applica perfettamente anche alle donne tedesche, le quali hanno partecipato numerose alla manifestazione, hanno proposto e condiviso i suggerimenti che sono stati portati alle istituzioni.

Tutto sommato, mi sembra una bella vittoria della civiltà contro la barbarie. Davanti ad una situazione in cui la violenza comincia ad essere problematica non si invocano pene più severe, più polizia, controlli o improbabili leggi del taglione, ma si capisce la natura culturale e politca del problema, portando alle autorità proposte concrete riguardanti istruzione ed integrazione: una prova di quanto la coscienza politica sia fondamentale per poter aspirare ad un cambiamento reale, che sia visibile nella vita di tutti i giorni.

Riccardo Motti

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Altmann e la sua infanzia di merda

 “La vita di merda di mio padre, di mia madre, e la mia infanzia di merda”: questo il titolo, molto forte, dell’ultima fatica del reporter e scrittore tedesco Andreas Altmann, che ha incontrato sia i favori della critica che quelli del pubblico, diventando un caso letterario nel mercato culturale tedesco.
Romanzo autobiografico uscito nel 2011, esso ha come oggetto l’infanzia trascorsa dall’autore ad Altötting nell’immediato dopoguerra. L’atmosfera dovrebbe essere idilliaca, perchè Altmann vive con i suoi genitori in questo piccolo villaggio bavarese vicino al confine con l’Austria, che è anche un famoso luogo di pellegrinaggio: ma la sua esperienza non ha proprio niente di spirituale. Il padre è sopravvissuto alla guerra, ma è afflitto da gravi disturbi psichici che lo rendono alternativamente furioso o catatonico, in una costante altalena di esaltazione e depressione che non disdegna incursioni nel fanatismo religioso. Il suo sfogo preferito diventa presto costringere il piccolo Andreas a subire ogni tipo di sevizie, come frustare il figlio fino a farlo svenire. In questa ubriacatura di violenza, il padre sembra quasi assumere i tratti di un ridicolo Hitler, dittatore di un regno di tenebre domestiche. la sua forza fisica, intatta nonostante le ferite che la guerra ha lasciato nella sua mente, rendono il padre ancora più mostruoso davanti agli occhi dell’autore, che tuttavia cerca di raccontare questa discesa agli inferi senza dare un netto giudizio negativo, ma cercando di capire le ragioni che spingono il padre verso questi inauditi scoppi di violenza.
In questo scenario, la madre di Altmann appare assolutamente inadeguata per porre freno alla violenza del marito. Gli è completamente sottomessa, non osa contraddirlo nemmeno quando vede il proprio figlio svenire dopo essere stato violentemente picchiato per aver bagnato il letto. Scene che fanno tornare alla mente l’infanzia raccontata da Bukowski, costretto a subire le sevizie del padre sotto gli occhi indifferenti della madre (tedesca), che commentava con un laconico “tuo padre ha ragione”.  Il fulcro ed il valore letterario dell’opera di Altmann si trovano proprio in questo punto: a venire raccontata non è solo la sventurata infanzia di un singolo, ma è l’intero ambiente rurale tedesco a venire messo sotto accusa. Il falso bigottismo di una città di pellegrinaggio nella quale avvengono incesti e crimini sessuali messi a tacere, le bastonate e le preghiere si alternano con ritmo costante e l’apparente quiete nasconde un inferno. Per questo, il volume non ha mancato di suscitare critiche, soprattutto da chi si sentiva offeso per una così grave accusa mossa nei confronti di un villaggio considerato a tutti gli effetti un gioiello della Baviera.
 Tuttavia, questa esperienza traumatica, che spinge Altmann a pianificare addirittura l’omicidio del genitore, è anche fondamento di quella che sarà la sua vita futura. Riuscito a fuggire (ma solo nell’età della pubertà), egli decide di perseguire quello che è sempre stato il suo sogno: andare lontano, visitare luoghi che nella funerea quiete di Altötting poteva solo immaginare, e scriverne. Lo stato di vittima nel quale egli si è venuto a trovare diventa così un trampolino di lancio per la sua carriera di reporter, le botte diventano uno stimolo vitale per la sua penna. Tutto sommato, il libro ci insegna come un’infanzia “di merda” possa, se si ha il carattere necessario, trasformarsi in una vita felice: un messaggio la cui attualità non viene mai meno.
Riccardo Motti
In basso a destra: Andreas Altmann, copyright ringlokschuppen.de
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