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Elezioni in Bassa Sassonia

Il significato politico della vittoria dell’SPD

Nella giornata di ieri si è votato nella Bassa Sassonia, secondo Land tedesco per superficie e quarto per popolazione, la cui importanza strategica e politica è molto elevata. Il risultato è stato sorprendente: la coalizione SPD-Verdi ha raccolto un maggior numero di voti rispetto a quella tra la CDU, partito della cancelliera, e il FDP. Vediamo di analizzare il significato politico di questa importante giornata.

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In primo luogo, la vittoria è stata particolarmente risicata (i rosso-verdi hanno un consigliere in più rispetto agli avversari), ma questo non significa che il governo del Land sia a rischio ingovernabilità. A differenza della moda italiana, infatti, in Germania i politici eletti in uno schieramento hanno la spiccata tendenza a restare parte di esso. Il programma elettorale viene deciso prima del voto, di conseguenza  clamorosi voltafaccia, corruzioni più o meno evidenti e cambi di casacca non fanno parte della prassi politica nazionale, contrariamente a quanto avvenuto, anche di recente, nel belpaese. Detto questo, l’importanza politica di questo evento si capisce chiaramente se si pensa a due fattori. Il primo è che, dopo questa vittoria della coalizione di centro-sinistra, la Merkel non ha più la maggioranza al Bundesrat, il Consiglio federale. Si tratta di un importante organo federale del sistema politico tedesco, il quale si occupa principalmente di gestire il rapporto di sovranità tra il governo centrale e i Länder. In pratica, d’ora in poi quest’organo politico potrà proporre leggi inerenti ad importanti questioni nazionali (ad esempio retribuzione minima e assegno sociale), che saranno poi votate dal Bundestag, il parlamento nazionale. Un notevole bastone tra le ruote per la coalizione Merkel, considerando le elezioni imminenti.

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Il secondo fattore consiste nel carattere anticipatorio che, storicamente, le elezioni in Bassa Sassonia hanno sempre avuto rispetto a quelle nazionali. In questo senso, il risultato è ancora più sorprendente. In ottica nazionale, infatti, la CDU veniva da un buon momento, dopo un notevole recupero di voti registrato nel corso degli ultimi mesi. Le numerose dichiarazioni di dubbio gusto rilasciate dal candidato cancelliere SPD Steinbrück nel corso della campagna elettorale, inoltre, non facevano certo ben sperare: più di un osservatore politico aveva dichiarato che una netta sconfitta elettorale del suo partito in Bassa Sassonia avrebbe portato a clamorose dimissioni.

Ma questo non è avvenuto, nonostante la grande popolarità che il presidente regionale uscente McAllister (CDU) poteva vantare. Il suo partito ha perso il 6,5% rispetto alla scorsa tornata elettorale, attestandosi al 36%. L’ SPD è cresciuto invece del 2,3%, raggiungendo il 32,6% dei voti totali. A questo punto, è necessario spostare lo sguardo sui partner di coalizione: i Verdi conquistano un ottimo 13,7% (+5,7%), confermandosi in pieno come alleato di ferro per le prossime elezioni nazionali. Al contrario, la Linke crolla al 3,1% (-4%), resta fuori dal Parlamento regionale e scompare, di fatto, dalla ex Germania Ovest. Si tratta ormai di un partito in piena decadenza, incapace di rendersi interlocutore credibile nei confronti di giovani e lavoratori, che sembra ormai condannato a essere misero bacino elettorale per gli attempati nostalgici dell’era sovietica. Tendenza opposta, invece, per i liberali dell’FDP: con un clamoroso 9,9% (+1,7%) danno un forte segnale di vitalità, smentendo apparentemente chi, come il sottoscritto, ha scommesso su una loro scomparsa dal panorama politico tedesco. Nel ricco Land  dell’Ovest, evidentemente, c’è ancora chi vede nel liberalismo sfrenato una possibile soluzione alla crisi.

In definitiva, il segnale che gli elettori hanno dato è chiaro: la coalizione rosso-verde è considerata una valida possibilità di governo, a cui viene concessa una fiducia inaspettata. Basterà per conseguire una clamorosa vittoria a livello nazionale? Non è detto, il margine è sottile. Sta di fatto che la trama politica tedesca si infittisce ulteriormente, e il risultato delle decisive elezioni politiche non è mai stato così in bilico.

Riccardo Motti

In alto a sinistra: Angela Merkel, copyright cicero.de; in basso a destra: i risultati elettorali, copyright http://www.welt.de

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Giochi pericolosi

Il no tedesco all’acquisto di titoli di Stato da parte della BCE dimostra una preoccupante miopia

E’ notizia di ieri il crollo delle borse europee in seguito alla conferenza stampa tenuta da Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea. A deludere i mercati è stata la mancata indicazione di misure anticrisi chiare e precise, immediatamente efficaci nel risollevare le sorti della finanza europea. Dopo la dichiarazione congiunta del 27 Luglio rilasciata dalla Cancelliera Angela Merkel e dal presidente francese Holande, nella quale si indicava il chiaro intento comune di salvare l’Euro e i paesi dell’Eurozona, ci si attendeva una concretizzazione di questa volontà da parte della BCE. A torto.

Il 1 Agosto infatti Jens Weidmann, presidente della Bundesbank (Banca Federale Tedesca) ha infatti neutralizzato a priori ogni possibilità concreta di intervento da parte della BCE, invitandola a “stare al suo posto e non andare oltre il proprio mandato”. Tradotto significa: “La BCE non deve comprare titoli di Stato”. Ancora una volta dunque, e nonostante le dichiarazioni di intenti della Merkel, la Germania si mette di traverso per quanto riguarda una condivisione del debito sovrano delle Nazioni in difficoltà. Oltre all’Olanda e alla Finlandia, che comunque non hanno un peso politico tale da influenzare le mosse della Banca Centrale, solo la Repubblica Federale si oppone ostinatamente ad una possibile soluzione della crisi. Il motivo di questo diniego è una spaventosa mancanza di lungimiranza politica ed economica. Il fatto è che, attualmente, la Germania sta traendo ingenti profitti da questa crisi del debito sovrano.

Ho già avuto modo di spiegare il meccanismo cosa sono i titoli di Stato e cosa significa lo Spread. Brevemente, esso è così elevato perché i rendimenti dei titoli di Stato emessi dai Paesi in crisi sono alti, mentre quelli tedeschi sono molto bassi. Questo significa che la Germania si finanzia vendendo una grande quantità di titoli emessi dalla Banca Federale, che da parte sua ha tutto l’interesse nella conservazione della situazione attuale. Chiaro che se un titolo di Stato tedesco (Bund) decennale rende un tasso annuo del 1,15%, la Germania risparmia una incredibile quantità di denaro rispetto all’Italia, che deve pagare un interesse annuo sui BTP del 6,34%. Il governo centrale esita nell’intraprendere forti misure anticrisi perché si giova di questo inaspettato flusso di denaro. Anche le aziende tedesche, grandi esportatrici, si avvantaggiano della situazione: un Euro debole significa anche una maggiore facilità nella vendita dei prodotti all’estero, senza contare che possono usufruire di prestiti a tasso molto basso. Chiaro che, a queste condizioni, l’opinione pubblica sia contraria ad una politica volta ad un salvataggio delle Nazioni in difficoltà: visto il momento favorevole all’economia tedesca, che si ripercuote positivamente sulla loro vita (ad esempio, dall’inizio della crisi i tassi di interesse suoi mutui si sono ampiamente ridotti), non vedono il motivo di lavorare attivamente ad una risoluzione, che peraltro prevederebbe l’utilizzo di capitali tedeschi.

Il problema è che non ci si rende conto che tutto questo vale solo ed esclusivamente a breve termine. Sul lungo termine anche la Germania sarà investita dalla crisi, nel caso in cui si dovesse arrivare ad un default di Grecia, Spagna, Irlanda o Italia. Già in diverse occasioni economisti ed esperti hanno avvertito la Germania della pericolosità del suo gioco. Si tratta di uno scherzare col fuoco che rischia di trascinare a fondo tutta l’Unione, rendendo vane quelle misure anticrisi che i governi europei hanno introdotto sulle spalle dei cittadini. I politici tedeschi dovrebbero spiegare ai propri elettori la necessità di una condivisione del debito e la mutua convenienza di un’unione che sia politica, oltre che economica. Dovrebbero mettere in chiaro come questo approfittarsi delle disgrazie altrui sia conveniente ma temporaneo, nonché potenzialmente letale a lungo termine. Invece qui si continua testardamente a tirare acqua al proprio mulino, pensando più alle elezioni del 2013 che al futuro dell’Europa. Mi auguro che la Germania si accorga del pericolo e non faccia la fine della piccola Paulinchen dello Stuwwelpeter, che nonostante gli avvertimenti gioca coi fiammiferi e fa una pessima fine.

Riccardo Motti

In alto a sinistra: Jens weidmann, copyright newnotizie.it; al centro: il crollo dei rendimenti dei Bund decennali, copyright soldionline.it; in basso a sinistra: illustrazione dallo Stuwwelpeter, copyright filastrocche.it

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