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La tentazione dell’estremismo

Perchè la gentrificazione non si combatte con il vandalismo

Ieri notte a Neukölln è avvenuto uno spiacevole episodio: la porta di ingresso dello Schiller Bar, un nuovo locale che stava per essere inaugurato, è stata sfondata, e la vetrata ed i muri esterni sono stati insudiciati da bombe di vernice rossa scagliati da ignoti. Tuttavia, quello che potrebbe sembrare un semplice atto vandalico va inteso in un contesto più ampio, una linea rossa che porta dalle luci Postdamer Platz alle vie più buie di Neukölln. Ho già avuto modo di raccontarvi lo svolgimento della manifestazione che si è svolta ieri in città, per protestare contro la gentrificazione e l’innalzamento ingiustificato degli affitti. Come ho scritto, la manifestazione è stata fondamentalmente pacifica ed arricchita da un buon contenuto politico, anche se gli animi erano bollenti ed il malcontento dei manifestanti tangibile.

Le richieste dei dimostranti sono ragionevoli, ed il messaggio che hanno voluto portare fin sotto i luoghi del potere condivisibile: “Quelle che per voi sono cifre, percentuali e rendite, per noi sono persone messe sulla strada, intere famiglie costrette a lasciare la casa nella quale hanno sempre vissuto”. Credo faccia parte del diritto di ogni singolo cittadino avere la possibilità di far sentire la propria voce adirata, soprattutto se si hanno delle buone ragioni per farlo. Il tema è caldo, tanto più che la stessa amministrazione cittadina si è mossa per intercettare il malcontento che sta dilagando tra gli strati meno abbienti della popolazione berlinese. Le principali forze di opposizione (Verdi, Linke Pirati) hanno partecipato al presidio fisso organizzato dall’associazione Kotti & C0. a Kottbusser Tor, luogo simbolo di come il malgoverno ed il lassismo delle amministrazioni precedenti ( soprattutto la coalizione tra Linke e SPD che ha guidato la città fino al 2011) abbiano causato danni potenzialmente irreversibili al diritto al tetto. La piazza è infatti circondata da case popolari, la cui gestione era nelle mani di una serie di compagnie immobiliari di proprietà del comune, la più importante delle quali è la GSW. Nel 2004 il senato cittadino ha deciso di privatizzare queste società in cambio di ricchi introiti, condannando di fatto gli inquilini, che fino a quel momento avevano anche usufruito di aiuti statali anch’essi sensibilmente ridotti, ad essere ostaggio dei nuovi proprietari dei loro appartamenti, che non hanno esitato ad alzare gli affitti in maniera ingiustificata. Con la scusa del rinnovamento della facciata e dei nuovi costi di gestione, gli abitanti di quest’area hanno dovuto subire aumenti che hanno toccato il 10% per metro quadro, su base mensile. Negli ultimi mesi, constatata la gravità della situazione, i cittadini hanno dunque deciso di mobilitarsi, informando la popolazione su quello che sta accadendo.

Ma se questo è il canale virtuoso in cui la rabbia dei cittadini si sfoga, ce n’è un altro più oscuro. C’è chi crede di poter risolvere il problema della gentrificazione con la violenza. Le facciate degli edifici vengono rinnovate per aumentare gli affitti? Bombardiamole con la vernice e sporchiamole! Nuovi bar aprono per offrire ai ragazzi la possibilità di bersi una birra in luoghi dove fino a qualche tempo fa non c’era nulla? Compiamo atti di vandalismo nei loro confronti, soprattutto se sono gestiti da stranieri o hanno uno stile troppo “modaiolo”. Queste sono le tattiche di intimidazione che ho visto adottare nel mio quartiere da qualche mese a questa parte. Sui muri abbondano scritte come “il quartiere rimane lurido”, ho visto sulla serranda di un bar gestito da ragazzi americano un bersaglio e la scritta “nazisti, andate a casa”.

Credo che il gesto avvenuto ieri notte vada inserito in questo contesto, in cui gente arrabbiata per un motivo condivisibile cede all’intolleranza e all’estremismo, andando a colpire chi col processo di gentrificazione ha poco a che fare. Le facciate vengono ridipinte a spese dei condomini, i bar riparano i danni e continuano la loro attività, che in sé non è niente di criminale. Se si vuole arginare un processo la cui origine va rintracciata nella santa alleanza tra immobiliaristi ed amministrazione cittadina, questi attacchi dimostrano solamente l’estrema ristrettezza delle vedute politiche delle persone che le mettono in pratica, e rischia di mettere a repentaglio la visibilità di chi affronta il problema in modo più politico, in fin dei conti più efficace.

In alto a sinistra: il bar Schiller e la sua proprietaria, copyright Bild.de; in basso a sinistra: “il quartiere rimane lurido!”, scritta nella Richardstrasse, copyright turus.net

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La penna contro la spada

La reazione delle donne agli episodi di violenza avvenuti a Berlino

A leggere le pagine di cronaca nera dei principali quotidiani berlinesi, c’è poco da stare allegri. Oltre al caso eclatante di Magnotta, l’omicida canadese arrestato a Neukölln pochi giorni or sono, nei mesi scorsi si è potuto osservare una crescita dei reati violenti. Due ragazzi sono stati uccisi nei mesi scorsi, e il 4 Giugno scorso una madre di 6 figli, Semanour S., è stata brutalmente uccisa in una corte interna del quartiere di Kreuzberg, davanti agli occhi attoniti degli inquilini. Tuttavia fomentare allarmismi sarebbe facile quanto controproducente, servirebbe solo ad aumentare il clima di tensione. Occorre analizzare il problema a mente fredda.

Questo è ciò che le donne, organizzate in numerose associazioni, hanno voluto fare manifestando pacificamente davanti al municipio di Neukölln nella giornata di ieri (6 Giugno). Non bisogna farsi ingannare dal numero, non certo oceanico, delle partecipanti (circa un centinaio): la loro stessa presenza, così come il messaggio che hanno voluto rendere noto alla popolazione, è stata sicuramente degna di nota, anche perchè molti passanti si sono fermati ad ascoltare ciò che veniva detto dal piccolo palco. Queste donne manifestavano in particolare contro due tipi di violenza: quella di strada e quella domestica, entrambe particolarmente sentite perchè la seconda le riguarda in prima persona, la prima i loro figli. Con un’attitudine squisitamente politica, queste donne hanno rifiutato di approcciare la questione in termini di sicurezza, che solitamente è la reazione spontanea suscitata da simili fatti di cronaca nella maggioranza dell’opinione pubblica.

Partendo dalla constatazione di come i fatti violenti avvenuti negli ultimi tempi coinvolgano principalmente cittadini tedeschi le cui origini sono da rintracciare al di fuori della Repubblica Federale, queste donne hanno avanzato proposte riguardanti sia i problemi di violenza di strada che quella domestica. Nel primo caso, hanno chiesto che ai loro figli sia insegnata la cultura della legalità e del rispetto fin dalle scuole elementari: non è mistero infatti che la maggior parte dei responsabili di episodi di criminalità giovanile “imparino” le dure regole della strada fin dai primissimi anni di vita, e proprio all’interno di quelle istituzioni che dovrebbero aiutarli a maturare, rendendoli cittadini rispettosi. In questo senso, si è chiesto uno sforzo concreto da parte dell’amministrazione cittadina rispetto ai programmi educativi nelle scuole.

Ancor più interessanti sono state le richieste inrenti al contenimento della violenza domestica, perchè oltre alla richiesta di aprire consultori che abbiano come target principale gli uomini, spesso dimenticati dalle istituzioni, le donne hanno fatto sentire la propria voce affinchè sia data loro la possibilità di costruirsi un futuro indipendente attraverso due mezzi: l’istruzione e il lavoro. Troppo spesso le donne che seguono i loro mariti in Germania non hanno alcuna certificazione scolastica riconosciuta, con il risultato di essere escluse a priori da qualsiasi tipo di possibilità lavorativa che richieda una livello minimo di istruzione. In questo senso, rinforzare gli aiuti già esistenti e creare nuove forme di integrazione scolastica delle mogli dei migranti è una necessità.

Solo con la forza dell’istruzione queste donne possono capire, e prevenire, le forme di oppressione che sono troppo spesso perpetrate nei loro confronti fra le mura domestiche, la stessa forza che può garantire loro una concreta alternativa nel caso in cui sentissero la necessità di rendersi indipendenti dal punto di vista economico. Questo discorso riguarda principalmente le donne di origini straniera, ma si applica perfettamente anche alle donne tedesche, le quali hanno partecipato numerose alla manifestazione, hanno proposto e condiviso i suggerimenti che sono stati portati alle istituzioni.

Tutto sommato, mi sembra una bella vittoria della civiltà contro la barbarie. Davanti ad una situazione in cui la violenza comincia ad essere problematica non si invocano pene più severe, più polizia, controlli o improbabili leggi del taglione, ma si capisce la natura culturale e politca del problema, portando alle autorità proposte concrete riguardanti istruzione ed integrazione: una prova di quanto la coscienza politica sia fondamentale per poter aspirare ad un cambiamento reale, che sia visibile nella vita di tutti i giorni.

Riccardo Motti

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The guns of Neukölln

Stamattina si è sparato nuovamente, stavolta in una zona periferica del quartiere Neukölln, già teatro di atti simili nei giorni scorsi. Britzer Damm, ore 7.55: una rissa tra due cittadini la cui nazionalità non è stata resa nota, causata da un litigio per le modalità di pagamento di un’auto, ha rischiato di trasformarsi in tragedia quando uno dei due ha estratto una pistola automatica, esplodendo  numerosi colpi in direzione dell’avversario. Fortunatamente, quest’ultimo è rimasto illeso. La polizia è ora alla ricerca del principale sospettato, Fevzi Ocak, 41 anni, che risulta latitante.

Questo è solo l’ultimo di una serie di episodi di violenza che sono avvenuti a Neukölln negli ultimi mesi, facendo tornare alla mente di molti i tempi non lontani in cui si parlava di questa zona di Berlino come “Problemkiez“, quartiere problematico. Lo scorso 12 Aprile si sono uditi colpi di pistola nella trafficatissima Sonnealle, quando il litgio tra due famiglie di origine araba è degenerato in una vera e propria rissa, che per fortuna non ha causato feriti gravi. Una settimana prima il caso più grave, quando il 22enne Burak Bektas è stato colpito a morte e due suoi amici gravemente feriti dai colpi di pistola espolsi da uno sconosciuto verso un gruppo di ragazzi, per motivi ancora ignoti.

Questi eventi stridono con la nuova vita che il quartiere sta conoscendo, dopo anni difficili nei quali era considerato una sorta di ghetto berlinese. Ultimamente, spinti dai prezzi ralativamente bassi, sempre di più di studenti ed artisti si stanno infatti trasferendo in questo quartiere, ed anche i turisti cominciano per la prima volta ad affacciarsi. Oltre allo sconcerto per l’evidente facilità, da parte di alcuni cittadini, di dotarsi di un’arma da fuoco, in particolare il caso di Bektas ha destato molto scalpore. L’assenza totale di una ragione del folle gesto ha fatto temere agli inquirenti la possibile presenza di uno psicopatico che si aggira armato per il quartiere: ipotesi fantasiosa, ma non del tutto infondata, conoscendo le condizioni di disagio tipiche di certe zone periferiche del quartiere. Anche la pista dell’estremismo di destra (qui il partito neonazista NPD prende di media il 3%) è stata seguita, finora senza risultati. La polizia berlinese sta brancolando nel buio, e per questo è arrivata ad offrire 15000 € di ricompensa a chiunque possa fornire elementi utili all’inchiesta, ma finora anche questa iniziativa non ha portato ad alcun risultato tangibile.

Riccardo Motti

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