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La rete nera

Retata della polizia tedesca contro il principale forum neonazista

Dopo la condanna di 5 esponenti del gruppo neonazista Sturm23 avvenuta nella giornata di Lunedì, oggi (14 Giugno) c’è stata un’altra importante azione portata a termine dallo Stato tedesco nei confronti degli ambienti di estrema destra. Stavolta ad essere colpito non è stato un’associazione materiale di individui, ma Thiazi.net, il più importante forum neonazista della Germania. Questa mattina all’alba, per ordine della procura di Rostock, si è dato il via ad una serie di perquisizioni su scala nazionale ed internazionale, che hanno interessato almeno 24 appartamenti privati ed uffici. L’operazione ha portato al sequestro di una ingente mole di materiale, sia cartaceo che informatico, ed al fermo di 4 sospetti. Inoltre, un totale di 26 persone di età compresa tra i 22 e i 64 anni sono state incriminate. Le accuse sono pesanti, perché si tratta del reato di tentata costituzione di un gruppo criminale, che è lo stesso per il quale i militanti di Sturm23 sono stati appena condannati. Da stamattina, il forum risulta essere offline.

La notizia ha creato parecchio scalpore, perché stiamo parlando di un punto di riferimento fondamentale per gli ambienti dell’ultradestra tedesca, che ospita più di un milione di contributi e si autodefinisce “La più grande comunità virtuale germanica del mondo, il forum di questo tipo più importante e conosciuto in lingua tedesca”. Il solo utilizzo dell’aggettivo “germanico” al posto di “tedesco” è un chiaro riferimento alle supposte ascendenze ariane della Germania, già impugnate in passato dal partito nazista come arma di propaganda. In questo senso, il fulcro dell’azione intrapresa dalla procura di Rostock è il sequestro di ben 2400 testi di canzoni e 1400 supporti audio che Thiazi.net metteva a disposizione degli utenti: sembra che in moltissimi di questi siano stati identificati chiari riferimenti alla negazione dell’Olocausto.

Come se non bastasse, il BKA (Bundeskriminalamt, ovvero la sede centrale della polizia criminale federale, che si occupa della repressione e prevenzione dei reati penali) ha reso noto che questi documenti sono ricchi di incitazioni all’odio contro immigrati, ebrei e persone con un colore della pelle diverso dal bianco. Questa chiamata alle armi, che prevede azioni violente contro questi elementi della società considerati “impuri”, è stata presa molto sul serio dalla procura, che ha incriminato i 26 simpatizzanti per la produzione e divulgazione di materiale volto a negare l’Olocausto e ad incitare all’odio razziale.

Ovviamente, evitando di cadere nella tentazione della condanna a prescindere, occorrerà aspettare il verdetto del giudice per vedere fino a che punto queste accuse siano dimostrate in sede giudiziaria. Tuttavia, come reso noto da Jörg Ziercke (presidente del BKA), questo atto va inteso come un chiaro messaggio rivolto agli ambienti dell’ultradestra tedesca, che spesso utilizzano forum e altri mezzi virtuali per diffondere la loro ideologia di odio ed intolleranza. Questo tipo di azioni non saranno più tollerate, e i contenuti condivisi sulla rete saranno oggetto di un attento controllo da parte delle autorità che, nel caso del rinvenimento di materiale considerato potenzialmente pericoloso, non esiteranno a compiere interventi eclatanti come quello di stamattina.

In questo senso, non è un caso che a coordinare questa retata sia stata la procura di Rostock. Così come Dresda, anche in questa città dell’ex Germania Est la piaga del neonazismo è lungi dall’essere stata debellata. Tuttavia, non si può tacere sull’impegno concreto che le autorità tedesche stanno mettendo in campo per arginare un fenomeno molto pericoloso, non solo per le azioni violente operate dai militanti o simpatizzanti ma anche per la pericolosità che la diffusione di simile ideologie può avere in una situazione come quella attuale, caratterizzata da instabilità politica ed incertezza economica. Sarebbe bello vedere un impegno simile in Italia, dove invece le autorità continuano a chiudere gli occhi davanti al prolificare, sia nella realtà di tutti i giorni sia in quella virtuale della rete, di organizzazioni che non fanno nulla per nascondere la loro simpatia verso tematiche e simboli cari agli ambienti dell’ultradestra neofascista.

Riccardo Motti

In alto a sinistra: homepage di thiazi.net; al centro a destra: il logo del BKA; in basso a sinistra: saluti romani celebrano l’elezione a sindaco di Roma di Gianni Alemanno, copyright saveriotommasi.it.

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Se il verde si fa nero

In Italia non abbiamo questi problemi, perchè le tematiche ecologiste tendono a non rientrare nel normale dibattito politico nazionale. In Germania invece, dove i Verdi occupano 68 seggi in parlamento ed esprimono sindaci e presidenti dei ministri (l’equivalente dei nostri governatori regionali), i concetti di ecologia e sostenibilità sono all’ordine del giorno, soprattutto dopo la tragedia di Fukushima.

L’anno scorso l’ondata di manifestazioni e mobilitazione popolare che è seguita a quell’incidente è riuscita perfino a convincere l’amministrazione Merkel a compiere un clamoroso dietrofront, che ha visto il governo annulare ogni costruzione di nuovi impianti nucleari già deciso, oltre ad annunciare un lento ma inesorabile abbandono dell’energia nucleare. Inoltre, i prodotti “BIO” sono di gran moda, e in tutta la Germania abbondano progetti di orti condivisi, coltivazioni collettive e affini.

Ovvio che tematiche dotate di una cassa di risonanza così elevata facciano gola ai partiti politici, i quali tentano di farle proprie onde raccogliere un maggior numero di voti. Finora, come detto in precedenza, il partito che più si è avvantaggiato in questo senso sono stati i Verdi. Pur non essendo dotati di una chiara identità politica, i Verdi si sono da sempre dichiarati antifascisti: questo fatto, unito alla loro aperta ostilità verso le politiche energetiche portate avanti dal governo Merkel, li ha reso da tempo un partito generalmente considerato “di opposizione”, per non dire “di sinistra”. Tuttavia, stando a quanto la Suddetsche Zeitung ha pubblicato due giorni fa, sembra che un altro partito stia cercando, con buoni risultati, di appropriarsi di tematiche ecologiste: si tratta dell’NPD, (Nationaldemokratische Partei Deutschlands), un partito dichiaratamente neonazista (gemello di Forza Nuova).

Il meccanismo è subdolo, ma proprio per questo risulta essere efficace. Tutto ha inizio dalla Associazione Midgard, la quale pubblica una rivista chiamata “Umwelt&Aktiv”. Se essa sembra, ad un occhio disattento, solo una delle tante pubblicazioni a tema ecologico presenti in Germania, ad un indagine più attenta essa presenta certe sinistre peculiarità. Non si tratta solo di coltivazioni biologiche, infatti, ma anche di (dal sito internet) “protezione dell’ambiente, degli animali e della patria”. Dall’ambiente alla patria, lo spostamento ideologico non è di poco conto. Se a questo aggiungiamo che la rivista è infarcita di simboli cari all’epica germanica, pubblica articoli inneggianti a Yule, la festa pagana del solstizio d’inverno, e alle politiche di difesa degli agricoltori intraprese dall’NPD, nelle cui liste si sono candidati alcuni membri del consiglio direttivo della Midgard, si capisce perchè un membro dell’osservatorio per la difesa della costituzione abbia affermato che la rivista “Umwelt&Aktiv” è considerata uno strumento di propaganda occulta del partito. In fin dei conti questa appare essere un’astuta operazione che l’NPD, il quale pur esprimendo alcuni deputati nei consigli regionali del Mecleburgo-Pomerania e Sassonia rimane poco presentabile a causa delle dichiarate simpatie neonaziste, ha messo in atto per reintrodursi attivamente nella vita politica del paese. Questo diffuso fenomeno di penetrazione dell’ultradestra in tematiche ecologiste è stata ben descritta dal libro Braune Ökologie (Ecologia Bruna), pubblicato ad inizio anno da Gudrun Heinrich, politologa dell’università di Rostock.

Solo recentemente è venuta a galla questa tattica di infiltrazione, la quale va avanti da tempo e, tecnicamente, non può essere bloccata con mezzi legali, dato che l’NPD non è un partito illegittimo, pur restando ai limiti della legalità. Quando, l’anno scorso, è stato reso noto che tra i principali soci di Biopark (una delle maggiori associazioni di agricoltura biologica tedesche), fornitrice tra l’altro della famosa catena di supermercati Edeka, vi erano personaggi come Huwald Fröhlich e Helmut Ernst, noti agricoltori “bio-bruni”, la stessa presidente Delia Micklich ha ammesso di non poter intervenire a proposito. D’altronde la sua associazione si limita a “certificare i metodi di produzione agricola, non si occupa di politica”. E’ proprio in queta zona d’ombra che l’NPD sta cercando di ampliare il proprio bacino elettorale.

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