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Elezioni 2013 in Germania: gli ultimi sondaggi

Torna lo spettro della grande coalizione

Manca poco più di un anno alle prossime elezioni politiche che decideranno il futuro assetto della Germania, e rispetto all’ultimo post in cui ho trattato l’argomento la situazione è fondamentalmente mutata. Vediamo come.

Partiti al governo:

CDU: 35%

FDP: 4%

Notiamo subito il dato riferito all’FPD (Partito Liberale) confermato dalle scorse elezioni amministrative tenutesi in diversi Land e che sembra ormai una realtà assodata del panorama politico tedesco: a meno di clamorosi sconvolgimenti nei prossimi mesi, i Liberali riusciranno a stento ad arrivare al 5%, la soglia minima per entrare nel Bundestag. Sembra che la breve parabola di questo partito si sia dunque attestata attorno al 4-5%, dopo l’ottimo risultato (14,6% a livello nazionale, record assoluto per i Liberali) conseguito nelle elezioni politiche del 2009.

La CDU invece, dopo i disastrosi risultati elettorali conseguiti nelle ultime elezioni regionali, mostra una tanto robusta quanto inaspettata risalita dei consensi, che la porta ben oltre il 27% conseguito alle politiche del 2009. E’ un dato impressionante, apparentemente in controtendenza rispetto a quello che abbiamo potuto osservare nelle altre nazione europee colpite dalla crisi, nelle quale i partiti al potere sono stati puniti dagli elettori. Tuttavia, se si incrocia questo risultato con le opinioni dei tedeschi rispetto alla situazione internazionale e alla gestione della crisi da parte del governo Merkel, si può tentare di fornire una spiegazione. A Maggio, momento in cui la CDU ha visto le sue percentuali decrescere vertiginosamente, solo il 33% dei tedeschi riteneva la crisi dell’Euro e del debito sovrano il tema più importante dello scenario politico tedesco. Nei mesi successivi si è però osservato un interesse sempre maggiore: a Giugno la percentuale è aumentata fino al 41%, pochi giorni fa si è attestata al 54%. Con l’aggravarsi della situazione, che ha reso necessaria l’erogazione di ingenti prestiti anche da parte della Germania, i tedeschi si sono dunque interessati sempre più alla crisi economica. Inoltre, un tedesco su due è contrario agli Eurobonds, mentre più di un tedesco su tre (63%) è soddisfatto della gestione della crisi del governo. A questo punto, appare evidente come la Merkel sia riuscita ancora una volta prima a mutare, poi ad assecondare gli umori della folla, dimostrando un’abilità politica degna di nota.

Partiti all’opposizione:

SPD: 30%

Die Grüne: 14%

Linke: 6%

Il primo dato che balza agli occhi è la conferma del successo che i Verdi stanno incontrando nella scena politica nazionale: antifascisti, progressisti e fermi oppositori dell’energia atomica, hanno saputo consolidare l’ottimo risultato (10,7%) conseguito alle scorse elezioni politiche, confermandosi un alleato forte per l’ SPD. In questo senso, essi hanno preso il posto della Linke, che con uno scarno 6% conferma il momento di profonda crisi che ha coinvolto il partito negli ultimi mesi. Torbide lotte intestine e una scarsa comunicabilità nei confronti degli elettori più giovani hanno contribuito ad accentuare la forte disaffezione che è già stata osservata fin dalle prime elezioni regionali successive alle scorse politiche, nelle quali il partito di sinistra era riuscito a centrare un ottimo 11,9%. Per quanto riguarda l’SPD, sembra essersi esaurita quell’ondata di entusiasmo che aveva caratterizzato le settimane successive alle ultime elezioni regionali, nel quali i socialdemocratici avevano raccolto circa il 40% dei consensi. La notevole rimonta del partito della Cancelliera e la scarsa vitalità mostrata a proposito di delicate tematiche nazionali ed internazionali sono le ragioni che, a mio parere, possono spiegare questa perdita di consensi, che in ogni caso non cancellano il recupero operato dal partito della Kraft nei confronti del deludente risultato ottenuto nel 2009 (23%).

Un dato appare evidente: nè la CDU nè l’SPD hanno voti sufficienti per formare una maggioranza parlamentare. La scomparsa dell’FDP dallo scenario politico significa la necessità, da parte della CDU, di trovare altrove un alleato. I socialdemocratici riuscirebbero a governare solo coalizzandosi con Linke e Verdi, ma la storia politica tedesca ci insegna che da queste parti simili tentazioni “uliviste” non sono ben accette, sia per motivi culturali che politici. Il fatto è che sia i Verdi che la Linke sono alleati scomodi per l’SPD, che ha sempre preferito un incontro al centro con le tematiche della CDU piuttosto che un confronto a sinistra con i temi cari ai suoi possibili alleati. Anche a Berlino i vertici del partito hanno preferito allearsi con i cristiano-democratici, perché il “no” dei Verdi ai piani di sviluppo della città li hanno resi sgraditi agli occhi dell’amministrazione cittadina. Con queste premesse, un ritorno alla grande coalizione che ha guidato il Paese durante il primo governo Merkel appare sempre più probabile.

Riccardo Motti

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Elezioni 2013 in Germania

Prospettive e possibili scenari futuri

Tra poco più di un anno, a Settembre 2013, l’elettorato tedesco sarà chiamato alle urne per eleggere il prossimo governo. Alla luce della situazione economica e politica nella quale l’Europa contemporanea si è venuta a trovare, l’importanza di questo risultato è fondamentale per capire quale tipo di scenario ci possiamo aspettare. Al di là del vincolo indissolubile che lega i destini economici dei paesi membri dell’Unione, sta di fatto che l’economia tedesca è riuscita a rimanersi a galla, diventando una sorta di ultimo appiglio al quale la fiducia degli investitori si sta ancorando. La posizione di egemonia che il paese possiede rende dunque molto interssante l’analisi delle possibilità politiche che le nuove elezioni potranno aprire.

Se verranno confermate le tendenze che, da un anno a questa parte, hanno caratterizzato lo scenario politico tedesco, è necessario in primo luogo notare come una reiterazione dell’attuale coalizione di governo, che vede la CDU (Cristianodemocratici) della Merkel affiancata all’FDP (Liberali), sia impossibile per almeno due motivi. Il primo è che, sia nei sondaggi che negli effettivi risultati delle elezioni regionali, i Liberali sono scomparsi dalla scena politica. Le cause di questa disaffezione degli elettori sono da ricercarsi sia nel mutamento della situazione economica che in problemi interni al partito, che ha visto il ministro dell’economia Rösler avvicendarsi a quello degli esteri Westerwelle. Quest’ultimo, molto discusso e poco amato nel paese, non ha perso occasione per schierarsi contro gli aiuti sociali e contro una soluzione in senso europeo della crisi, ed è considerato da più parti responsabile per il crollo elettorale del suo partito.

Il secondo motivo per il quale l’attuale coalizione è irripetibile va ricercato nel calo di consensi che la stessa CDU sta registrando in questi ultimi mesi. L’inatteso risultato della votazione svoltasi nella più importante regione tedesca ha reso evidente come la maggior parte dei cittadini tedeschi non credano più ad un approccio alla crisi fatto di sola austerity, esigendo misure volte alla crescita. Fino a questo momento, la Merkel non sembra avere colto il messaggio, e continua testardamente nella sua battaglia contro l’assunzione di una responsabilità comune da parte dei paesi dell’Unione. Tuttavia, nonostante questo netto calo di voti, la CDU conserva un peso elettorale che la rende ancora una protagonista indiscussa della vita politca.

Hannelore Kraft, volto nuovo dell’ SPD (Socialisti), ha ben presente questa situazione, e mentre si gode gli ultimi successi nelle elezioni regionali guarda con occhio attento i numeri della CDU. Non è mistero infatti di come una larga parte del partito socialista punti alla formazione, dopo le elezioni del 2013, di una grande coalizione con il partito del cancelliere uscente, nella quale verrebbe ad assumere una posizione di forte maggioranza. Non è un caso che l’ex ministro degli esteri Fisher abbia rilasciato un’intervista al Corriere, nel corso della quale auspica proprio questa soluzione come ideale. Certo va detto che questa prospettiva sarebbe rovesciata se la CDU andasse incontro ad un disastro, scendendo sotto il 30% e se, al tempo stesso, la SPD riuscisse ad ottenere il 40% dei consensi (come già avvenuto in Nord Reno Westfalia). In questo caso, la SPD andrebbe quasi sicuramente a formare una coalizione con i Verdi, ritenuti il partner ideale per una coalizione più orientata a “sinistra”.

In questo senso, ci si aspetta che la Linke perda definitivamente il ruolo importante che ha sempre svolto nella scena della sinistra tedesca. Anche nei paesi dell’ex Germania Est, dove è sempre stata forte, sta venendo ormai rimpiazzata dal Partito dei Pirati: la sua impostazione retrograda e la passata affiliazione di molti dei suoi membri nella SED, partito responsabile della costruzione del muro, la rende ormai poco appettibile nei confronti dell’elettorato giovane e deluso, che invece sta venendo abilmente intercettato dai Pirati. Essi sono la vera incognita delle prossime elezioni. Nessuno vuole coalizzarsi con loro a causa della poca affidabilità che viene in loro riposta, ma non è escluso che, in caso di un risultato esorbitante, possano risultare appetibili per rinforzare eventuali coalizioni.

Queste sono le indicazioni che la vita politica tedesca contemporanea ci sta offrendo, ma non bisogna dimenticare il periodo di grande instabilità economica e sociale che stiamo attraversando, nel quale l’elettorato è largamente influenzabile. Dunque è opportuno analizzare questi dati con grande cautela, e tenere l’evolversi della situazione sotto un costante controllo.

In questo post trovate un’analisi degli ultimi sondaggi (21/07/2012): https://riccardomotti.wordpress.com/2012/07/21/elezioni-2013-in-germania-gli-ultimi-sondaggi/

Riccardo Motti

In alto a sinistra Guido Westerwelle, copyright moorklecks.de. In alto a destra Angela Merkel, copyright blog.panorama.it. In basso a sinistra Hannelore Kraft, copyright it.paperblog.com. In basso a destra: pirati, copyright zeusnews.it

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