Tag Archives: Frankfurter Rundschau

La Germania e il Nobel per la pace

Le contraddizioni tra la prassi politica tedesca e l’assegnazione

Il comitato norvegese ha assegnato il premio Nobel per la pace all’Unione Europea. E c’è chi si è indignato. Alcuni pongono l’accento sul numero impressionante di conflitti che si è registrato, nel corso degli ultimi decenni, ai suoi confini; altri fanno notare il ruolo militare che numerose nazioni che ne fanno parte hanno svolto nell’ambito di guerre “sporche” come quella in Iraq e nella Ex-Iugoslavia; altri ancora segnalano l’escalation di violenza e tensioni sociali che la sua crisi sta causando. Sono tutte motivazioni condivisibili, alle quali c’è ben poco da opporre. Ma se si pensa che l’hanno dato anche a Kissinger nel ’73 (In quanto negoziatore di pace dopo la guerra del Vietnam. Almeno il suo corrispettivo vietnamita, Le Duc Tho, ebbe il buon gusto di rifiutarlo) e a Obama nel 2011 (“per i suoi straordinari sforzi per rafforzare la diplomazia internazionale e cooperazione tra i popoli”. Devo essermi distratto, me li sono persi), mi sembra di poter dire che stiamo migliorando nettamente.

A parte gli scherzi, la scelta è infelice. Soprattutto qui in Germania, vista l’aria che tira. Vi ricordate quell’articolo che avevo scritto un pò di tempo fa riguardo alle condizioni dei rifugiati politici? Vi raccontavo come la Corte Costituzionale tedesca avesse messo nero su bianco come il trattamento economico che veniva loro garantito fosse “disumano”, imponendo al parlamento un adeguamento pari all’Hartz IV, ovvero il sussidio di disoccupazione. Proprio quella sentenza è stata utilizzata, poche ore prima dell’assegnazione del Nobel, dal Ministro dell’Interno tedesco Hans-Peter Friedrich (CSU, sezione cattolica della CDU) per giustificare la sua richiesta inaudita di bloccare la libertà di viaggio all’interno dell’Unione da parte dei cittadini di Serbia e Montenegro.

Il fatto è che, nel corso dell’ultimo anno, la cifra di cittadini serbi e montenegrini che hanno chiesto l’asilo politico in Germania è aumentata di oltre il 60%. Si tratta principalmente di individui di etnia Rom, i quali sono costretti a fuggire dai paesi in cui abitano a causa delle discriminazioni (sulle quali esiste ampia documentazione) di cui sono oggetto, nell’indifferenza più completa dei governi di questi due paesi. Se guardiamo le cifre, ci possiamo rendere conto dell’entità reale della questione: a Settembre 2012 il numero dei richiedenti asilo era di 1395 serbi e 1040 macedoni. Per la cronaca, la Turchia ha accolto circa 80 000 profughi dall’inizio del conflitto in Siria. Tuttavia, la destra cattolica tedesca ed il governo Merkel hanno reagito in modo spropositato alla pubblicazione di questi dati, arrivando a proporre un “divieto di lavoro” per i richiedenti asilo. Occorrerebbe infatti “bloccare al più presto” quello che viene descritto come un “flusso massiccio” di rifugiati, i quali verrebbero in Germania a causa delle “favorevoli condizioni economiche” che il suddetto innalzamento dei sussidi dedicati a queste persone avrebbe scatenato. Si tratterebbe dunque di un “abuso dell’asilo politico”, quindi della generosità teutonica. Il Ministro dell’Interno, d’accordo con il compagno di partito Wolfgang Bosbach (CDU), ha quindi pensato bene di lanciare un vero e proprio allarme nazionale, auspicando una revisione radicale della libertà concessa ai cittadini di Serbia e Montenegro a viaggiare liberamente nell’Unione Europea. Se non possono viaggiare, non possono raggiungere la Germania. Se non raggiungono la Germania, non possono chiedere asilo politico. Sobrio pragmatismo tedesco.

Questa proposta, lungi da essere una semplice caduta di stile o esagerazione, è invece un esempio lampante di quello che Stephan Hebel definisce sulle colonne del Frankfurter Rundschau il “nazional-egoismo” tipico del governo Merkel, il quale rischia di rendere la crisi irrisolvibile, dopo averla creata con il rifiuto dell’erogazioni di aiuti tempestivi alla Grecia. A mio avviso si tratta di un limite fondamentale che la Germania presenta, e che rende poco credibile il suo presentarsi come faro, a cui tutta l’unione si dovrebbe ispirare. Ma la politica non è fatta solo di economia e bilanci, e il rispetto di chi fugge da una situazione discriminatoria dovrebbe essere un valore irrinunciabile per ciascuna nazione che voglia dirsi democratica. Se no che senso ha la stessa idea di Europa? A cosa servono le belle parole e i discorsi fatti in questi ultimi mesi sull’aiuto reciproco e la cooperazione?Viene quasi da pensare che la vera ragione per la quale non si vede ancora una possibile soluzione della crisi sia da ricercarsi dietro le sbarre dei centri di contenimento nei quali i (pochi) rifugiati politici sono costretti a vivere qui in Germania, piuttosto che negli Spread tra i titoli sovrani degli Stati.

In questo senso, ogni tipo di festeggiamento per questo premio è veramente di cattivo gusto.

Riccardo Motti

In alto a sinistra: Bush figlio e Kissinger, copyright Informarexresistere.fr; al centro: il Ministro dell’Interno tedesco Hans-Peter Friedrich, copyright Pohdiaries.com.

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

I rifugiati politici e la dignità umana: una relazione complicata

La sentenza della Corte Costituzionale rivela le condizioni disumane in cui i rifugiati politici vivono da anni

La dignità umana è irrinunciabile. Così è scritto nella Costituzione tedesca, ed è in base a questo principio fondamentale che i giudici del Bundesverfassungsgericht (la nostra Corte Costituzionale) hanno dato ragione ai due immigrati che si erano rivolti ad esso per ottenere una somma mensile più alta da parte dello Stato. Non si tratta di immigrati qualsiasi, ma di quella particolare categoria di migranti ai quali è stato lo status di rifugiati politici, termine giuridico che indica coloro i quali sono fuggiti o sono stati espulsi dal proprio Paese d’origine a causa di una discriminazione.

Questa sentenza, che impone al parlamento l’innalzamento della quota mensile destinata sia ai richiedenti asilo che ai migranti che beneficiano già di questo status, pone fine ad una annosa questione che viene dibattuta da molti anni e dalla quale tutti i governi che sono stati al potere dopo il 1993 si sono tenuti debitamente alla larga. In quell’anno è appunto stato introdotto il sussidio mensile, una somma equivalente a circa 220€ che all’epoca consentiva una vita dignitosa a coloro che ne usufruivano. Il problema è che l’ammontare del sussidio non è mai stato adeguato all’inflazione che ha coinvolto i prezzi del mercato tedesco, diventando col passare del tempo sempre più insufficiente. L’unica modifica che è stata apportata alla legge nel corso degli anni è stata la sua estensione ai rifugiati non in possesso di un permesso di soggiorno duraturo, mentre in origine era destinato esclusivamente a coloro i quali fossero già in possesso di un permesso a lunga scadenza. Secondo una stima ufficiale, nel 2010 il numero di migranti che usufruiscono del sussidio era pari a 130.300 (fonte: Frankfurter Rundschau).

La decisione dei giudici dunque arriva dopo un ventennio durante il quale i rifugiati si sono visti costretti ad una vita al limite dell’indigenza, ricevendo il 40% in meno rispetto alla cifra che la stessa Corte Costituzionale aveva indicato come minima garanzia della dignità umana. Essa ha infatti recentemente fissato a 374€ mensili la quota più bassa dell’ Hartz IV, il sussidio elargito ai disoccupati e ai lavoratori meno abbienti. Questi migranti, che dovrebbero teoricamente beneficiare di uno status particolare in conseguenza della situazione che ha imposto loro di lasciare il proprio Paese d’origine, sono stati dunque trattati senza alcun riguardo rispetto alla dignità della propria persona, alla stregua di ospiti sgraditi. Il vero scandalo in questa faccenda è che una risoluzione sia stata possibile solo grazie ad un ricorso che due coraggiosi migranti hanno presentato alla Corte Costituzionale. Né l’attuale governo né le forze dell’opposizione si sono interessate al destino di questi uomini, che sono stati aiutati a scalare il muro della burocrazia tedesca solo da associazioni come Pro Asyl, Die Landesflüchtlingsräte e Campact.

Ora si spera che il governo Merkel, preso atto della figuraccia rimediata dall’intero panorama politico tedesco, elabori una nuova legge che possa sostituire quella del ’93, obsoleta ed inadatta a venire incontro alle esigenze dei migranti del terzo millennio. Tuttavia, niente potrà cancellare la vergogna di aver considerato i rifugiati politici alle stregua di cittadini di serie B, mentre al tempo stesso gli aiuti sociali destinati a tutti gli altri componenti della società erano puntualmente aggiornati rispetto all’incidenza dell’inflazione. Se a pensar male ci si azzecca, sorge spontaneo il dubbio che dietro una simile “dimenticanza” ci sia in realtà una strategia ben precisa, tacitamente condivisa tra tutti gli schieramenti politici tedeschi, volta a scoraggiare le richieste di asilo politico da parte di soggetti considerati non graditi, costretti in condizioni che a giudizio della stessa Corte “sono chiaramente al di sotto della dignità umana”.

Riccardo Motti

In alto a sinistra: un richiedente asilo, copyright Frankfurter Rundschau; al centro: manifesto delle associazioni in favore dei richiedenti asilo, copyright Die Welt; in basso a sinistra: Angela Merkel, copyright Telegraph

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Blockupy Frankfurt 2012

La notizia è stata resa ufficiale nella giornata di Venerdì, sebbene fosse già nell’aria da alcuni giorni: la città di Francoforte ha deciso di vietare la manifestazione Blockupy Frankfurt, in programma il prossimo 16 Maggio.

Come si temeva, le trattative tra gli organizzatori dell’evento e le autorità non sono andate a buon fine, lasciando uno strascico di reciproche accuse di mancata disponibilità a trovare una soluzione condivisa e scarsa cooperazione. Le ragioni di questa decisione sono state esposte da Markus Frank (CDU), responsabile dell’ordine pubblico cittadino, in un’intervista rilasciata oggi al Frankfurter Rundschau, quotidiano della capitale finanziaria tedesca. Leggendo il botta e risposta tra il giornalista ed il politico, si evince che la ragione principale di questa decisione è la mancanza di “una chiara rinuncia alla violenza da parte dei manifestanti”. Sembra che a convincere le autorità cittadine sia stato soprattutto l’intento, ribadito più volte dagli organizzatori, di voler bloccare la sede della BCE ed il quartiere finanziario per la durata di quattro giorni, mediante un accampamento stabile di tende. “Una situazione inaccettabile, che avrebbe messo a repentaglio i diritti fondamentali dei nostri cittadini” secondo Frank.

Questa è la linea tenuta dalle autorità, che non hanno cambiato idea nemmeno dopo l’impegno, espresso da parte dei promotori nei giorni scorsi, di isolare dalla manifestazione eventuali elementi violenti, oltre alla proposta di rinunciare alle tende se la città avesse messo a disposizione delle palestre capaci di ospitare le migliaia di partecipanti. Secondo fonti ufficiali il divieto di manifestare sarebbe dunque una misura eccezionale, volta a garantire la normale vita quotidiana della città. In realtà, si vuole in tutti i modi evitare che il centro cittadino diventi nuovamente teatro di scontri, dopo che la manifestazione dello scorso 31 Marzo ha visto polizia e militanti di sinistra fronteggiarsi duramente. La Giornata Internazionale dell’Azione Anticapitalista si è conclusa infatti con un violento intevento delle forze dell’ordine, volto a porre termine agli atti di vandalismo che alcuni manifestanti avevano cominciato a compiere nei confronti di negozi, concessionari di auto e banche.

Già nelle ore immediatamente successive alla diffusione della notizia si sono accese roventi polemiche, poiché il divieto non si estende solo all’occupazione delle piazze, ma vale anche per il corteo che avrebbe dovuto attraversare le vie cittadine, per il quale erano attesi circa 35000 partecipanti. Inoltre stiamo parlando di un evento che vede tra i promotori, oltre al movimento internazionale Occupy, influenti partiti politici come la Linke e i Verdi, collettivi antifascisti ed organizzazioni eterogenee basate all’estero (tra cui le italiane Unicommon e Globalproject). In questo senso, Frank ha dichiarato che le autorità cittadine hanno il sospetto che sia stato operato, da non ben specificati gruppi sovversivi basati anche in Italia e a Berlino, un vero e proprio training allo scontro con le autorità, simile a quello messo in atto dalle organizzazioni terroristiche. Nello specifico, si parla di azioni che andrebbero dall’insegnamento di tecniche volte ad aggirare i cordoni di polizia, fino alla diffusione di filmati didattici che mostrerebbero scene di guerriglia urbana. A proposito non è stata tuttavia fornita nessuna prova concreta.

Da parte loro, i promotori dell’evento hanno tacciato queste affermazioni come denigratorie, accusando le autorità cittadine di voler screditare la reputazione del movimento e negando con forza ogni accusa di violenza premeditata. Appresa la decisione, hanno già annunciato che faranno ricorso legale contro questa decisione, appellandosi alla libertà di manifestare sancita dalla costituzione tedesca. “Il divieto della manifestazione Blockupy Frankfurt non ha alcuna consistenza pratica né giuridica” ha dichiarato l’ufficio stampa del movimento, “La politica della città di Francoforte è un chiaro esempio dell’antidemocratica politica di crisi”. Si aspetta una decisione ufficiale nei prossimi giorni, anche se gli organizzatori fanno sapere che sfileranno per le strade di Francoforte anche se il divieto dovesse essere confermato.

Riccardo Motti

In alto a destra: manifesto Occupy Frankfurt 2012, al centro Markus Frank, in basso a sinistra gli scontri del 31 Marzo scorso a Francoforte.

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,