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L’ombra di Weimar sulla Grecia

Nuove formazioni e antiche paure gettano un’ombra sinistra sull’incontro Merkel-Samaras

Tra pochi minuti Angela Merkel atterrerà all’aeroporto di Atene, città che per l’occasione è stata completamente militarizzata. Sono circa 7000 i membri delle forze dell’ordine impegnati a garantire l’incolumità della cancelliera tedesca. Nonostante la profusione di dichiarazioni distensive rilasciate nei giorni scorsi (“Vogliamo che la Grecia ce la faccia, perché sarebbe un bene per tutti”; “Mi auguro che la Grecia resti nell’Eurozona”), che peraltro non sono andate oltre ad una mera retorica della pietà, la situazione si presenta particolarmente tesa.

A torto o a ragione, per la popolazione greca la figura della cancelliera incarna quell’imposizione di austerità che, materialmente, sta affamando un’intera nazione. Questa visita non viene infatti intesa come un’amichevole incitamento, forte del supporto di tutta l’Unione, che la Germania porta a Samaras (che è la vulgata con la quale viene descritta in patria e all’estero), ma come un’ulteriore pressione che viene fatta sul governo greco affinché metta in atto ulteriori tagli, necessari all’erogazione dei prossimi aiuti. Il fatto che essa cada proprio in concomitanza di un vero e proprio “ultimatum alla Grecia” pronunciato dall’Eurogruppo dovrebbe, a mio parere, allontanare ogni dubbio su quale di queste due posizioni sia maggiormente credibile. A questo proposito, vorrei evitare di perdermi in elucubrazioni di carattere meramente economico o tecnico, come troppo spesso viene fatto, e vorrei concentrarmi maggiormente sul significato politico che la situazione greca può assumere, soprattutto nei confronti di quei paesi dell’Eurozona (Spagna e Portogallo in primis) i quali, in tempi non troppo lontani, potrebbero trovarsi in una situazione pericolosamente simile a quella in cui la nazione ellenica si trova attualmente.

A mio parere, il problema della Grecia non si chiama Merkel, né Samaras, né Euro: si chiama Alba Dorata. Sotto un silenzio criminale dei mezzi di informazione internazionali, questo movimento dichiaratamente neonazista si è reso protagonista, negli ultimi tempi, di una vera e propria campagna di terrore messa in atto nelle strade delle principali città greche. Episodi come l’aggressione fisica ad avversari politici, spedizioni punitive di squadracce contro immigrati e assalto alle bancarelle gestite da stranieri avrebbero meritato un’analisi profonda, che andasse ben oltre la pubblicazione di qualche filmato o report. Se si pensa che, secondo gli ultimi sondaggi, questo movimento è la terza forza politica del paese, il dubbio che sorge spontaneo è se la cura imposta per questa crisi non rischi di rivelarsi peggiore del male. Lo stesso Samaras ha paragonato la situazione della Grecia alla Repubblica di Weimar: a parte le profonde differenze storiche dei due momenti, resta un campanello d’allarme molto preoccupante per il destino dell’Europa. Sappiamo tutti come essa ebbe fine, e quali mostri generò, suo malgrado. Il fatto è che ai piani alti delle istituzioni si sta dimenticando, a mio avviso, che simili misure di austerità si abbattono in maniera tragica sulla popolazione, senza fornire al tempo stesso alcuna garanzia sulla propria efficacia. Chiunque abbia letto gli ultimi dati Istat e le previsioni del FMI per il futuro del nostro paese, ad esempio, sa che la promessa di una ripresa economica e occupazionale è molto lontana dalla sua realizzazione, anche dopo le dolorose misure adottate dal governo Monti. L’amara verità dei fatti è che nessuno sa quando, e se, la ripresa ci sarà effettivamente.

Purtroppo, solo una cosa è sicura: quando il popolo perde potere d’acquisto e lavoro, tende a destra. Il precariato a cui siamo tutti costretti causa rabbia, che è quasi impossibile incanalare in un progetto costruttivo nei confronti della società. Nessun discorso democratico, nessun convincimento europeista potrà cambiare quella che rimane, purtroppo, un’invariante della storia politica europea. Affamare i popoli, dunque, risulta essere un azzardo troppo pericoloso, e mi chiedo se ai piani alti sappiano veramente qual’è la gravità della situazione politica dei paesi dell’Eurozona. D’altra parte sarebbe troppo aspettare che da questa classe dirigente, la quale ha sempre lavorato per annientare ogni possibile alternativa al capitalismo liberista che ne ha permesso l’arricchimento, possa giungere una proposta capace di mettere in discussione il modello di sviluppo che è stato imposto all’Europa. Viene da chiedersi che valore assuma, in un contesto simile, il termine “futuro”.

Riccardo Motti

In alto a sinistra: Merkel e Samaras, copyright befan.it; al centro, il simbolo di Alba Dorata, con un evidente richiamo alla svastica nazista; in basso a sinistra bambini della repubblica di Weimar giocano con mazzette di Marchi, copyright bessarabia.altervista.org

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La fine del rigore?

Dopo Sarkozy, anche la Merkel incassa una pesante sconfitta elettorale

E’ un tracollo senza precedenti, per di più inatteso. Le elezioni che si sono svolte ieri nel Nord Reno Westfalia, il Land più popoloso della Germania e cuore del sistema di produzione industriale tedesco, hanno emesso due verdetti molto importanti per quella che sarà la vita politica futura della Germania e dell’Europa.

Il primo verdetto è che la CDU, partito della cancelliera Angela Merkel, ha raccolto il peggior risultato elettorale dal 1947 (29%), segno di una forte disaffezione dell’elettorato nei suoi confronti. Il secondo è che la Linke (2,5%), rimasta fuori dal parlamento regionale, continua a rimanere un partito poco amato nelle regioni della Germania occidentale, incapace di intercettare il malcontento dei cittadini a scapito del Piraten Partei (7,5%), che conquista l’ingresso nel quarto parlamento regionale e si conferma una realtà politica sempre più affermata nello scenario politico tedesco. Ovviamente il vero vincitore di questa importante tornata elettorale è la SPD, che con un clamoroso 39% si conferma il partito più in forma, capace di presentare un candidato forte alle prossime elezioni nazionali.

In ogni caso, il messaggio che gli elettori hanno dato al governo è chiarissimo: la politica di rigore voluta fortemente dalla Merkel non piace più nemmeno ai suoi cittadini, che sembrano aver capito come la crescita sia decisiva per poter costruire un futuro sostenibile per l’Unione Europea e la Germania. D’altronde stiamo parlando di un paese che basa la sua forte economia sull’esportazione, dunque è interesse dell’industria tedesca che i consumi non continuino ad avere quella pesante flessione che si è osservata nei mesi scorsi, causato anche dal pacchetto di politiche di rigore imposto dal duo Sarkozy-Merkel: il primo ha già pagato il prezzo politico di questa decisione, la seconda rischia di seguirlo. Sembra che in Europa abbia cominciato a soffiare un vento che gonfia le vele dei partiti socialisti e di protesta, che hanno criticato le scelte di estremo rigore volute dalle destre e hanno saputo cavalcare il risentimento che ha attraversato la società in seguito all’impoverimento generale che la crisi ha causato. In questo senso, è possibile che alle prossime elezioni qui in Germania (Settembre 2013) si osservi una vittoria dell’SPD, che possa riavvicinare Francia e Germania nell’ambito di una politica europea volta a favorire la crescita dei consumi e dell’economia reale in generale.

Come ho già avuto modo di affermare, ritengo che il destino di questo nuovo modo di affrontare la crisi sia decisivo per il futuro politico dell’Europa. Se le misure di crescita dovessero infatti fallire, potrebbero ritornare in auge quei partiti di estrema destra il cui peso elettorale sta crescendo, assieme alla rabbia dei cittadini per l’incapacità, da parte della politica tradizionale, di venire incontro alle proprie richieste. La situazione è molto delicata, la violenza politicamente orientata è in aumento in Italia, in Germania ed in Grecia: nei prossimi mesi sapremo se le democrazie europee sapranno dare una risposta credibile, diversa dall’austerity, a chi soffia sul fuoco sperando in un ulteriore espandersi della rabbia strisciante tra tutti gli strati della società, soprattutto tra quelli che sono stati colpiti più duramente dalla crisi prima, e dalla sua “soluzione” poi. I cittadini hanno dato il loro chiaro messaggio al potere, vedremo se quest’ultimo farà orecchie da mercante o saprà intercettare positivamente le loro richieste.

Riccardo Motti

In alto a sinistra: risultati elettoriali, copyright piratenpartei.de; Al centro Angela Merkel, copyright ilgiorno.it; In basso a sinistra scontri di piazza in Grecia

Questo articolo è stato pubblicato in prima pagina da http://www.paperblog.it in data 15 maggio 2012 nella sezione Politica internazionale

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