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Un sorriso da Kottbusser Tor

Gli abitanti reagiscono all’aumento degli affitti che mette a rischio il loto futuro

Alle 16, ora di inizio della manifestazione, i partecipanti sono poche decine. Poi, dopo qualche minuto, comincia un flusso costante di persone che si piazzano davanti al banchetto-presidio che da diverse settimane è stato montato a Kottbusser Tor, in segno di protesta contro l’aumento spropositato degli affitti registrato negli ultimi mesi in quella zona.

Sono proprio gli abitanti degli edifici circostanti ad animare la piazza con la loro presenza: donne e bambini di origine turca, famiglie tedesche e molti giovani cominciano ad aggregarsi e ad estrarre le armi che hanno scelto per far pervenire il loto messaggio il più lontano possibile, cioè fischietti, padelle, piatti, trombe e qualsiasi tipo di percussione che risulti molesta per l’udito. “Lärmdemo”, “dimostrazione – baccano” è appunto il nome scelto dagli organizzatori per denominare l’ evento, che non è un caso isolato ma è il sesto corteo di questo tipo che è stato visto sfilare per le vie della città. Appena il numero dei partecipanti è stato sufficiente (circa 600), si è partiti in direzione Hermannplatz, sotto gli occhi curiosi dei passanti ed abitanti che si sporgevano dalle finestre per assistere all’inconsueto spettacolo. All’inizio il corteo è vittima di un’ allegra anarchia, causata dal fatto che la stragrande maggioranza dei partecipanti non aveva chiaramente alcuna esperienza antecedente di attivismo politico. Le varie parti di cui il corteo è composto si fermano, si rincorrono, quasi si urtano sotto gli occhi esterrefatti dei poliziotti, che non sono riusciti a trattenere le risate: tuttavia, grazie al duro lavoro degli “stewards”, alla fine si è dato vita ad una testuggine perfetta, che ha conferito alla manifestazione un’aria professionale e vagamente inquietante, vista la quantità di attrezzi potenzialmente contundenti che venivano battuti su piatti e coperchi da robuste massaie turche.

Una volta percorso Kottbusser Damm si è dunque giunti ad Hermannplatz, prontamente circumnavigata dal rumoroso corteo che si è mosso nuovamente in direzione Kottbusser Tor. A onore dei manifestanti va detto che qui in Germania non mi è mai capitato di assistere ad una manifestazione nel corso della quale i partecipanti siano stati così intraprendenti come quelli di ieri. Ragazzi, donne e bambini hanno scandito slogan (il più inflazionato: HOP HOP HOP, Mieten Stopp!!!) senza sosta, conferendo all’evento una sorta di tragica epicità che si è resa ancora più evidente quando un trombettiere si è unito al corteo. Ritornati infine nell’amata Kotti, i manifestanti hanno ulteriormente alzato il volume dei loro cori, per poi sedarsi una volta giunti davanti al banchetto-presidio nel quale era appostato un bizzarro bardo, che ha deliziato il pubblico con canzoni di attivisti politici irlandesi (sic!) ed improbabili versioni di classici della musica d’oltreoceano (tra cui Ghost Riders in the Sky e Imagine), riadattate per l’occasione.

Scherzi a parte, la situazione non è delle più rosee. L’aumento ingiustificato degli affitti negli edifici che circondano Kottbusser Tor, in gran parte abitato da famiglie disagiate che sopravvivono grazie agli aiuti sociali, rischia di causare un piccolo esodo degli inquilini, che saranno costretti a trasferirsi in zone periferiche della città nell’ambito del processo di centrificazione di cui ho già parlato qui e qui. Queste persone hanno visto la ditta che gestisce i loro appartamenti prima ristrutturare parzialmente le facciate ed i servizi degli edifici in cui vivono, poi aumentare esponenzialmente gli affitti su base mensile. Questo modus operandi è disumano. Se da una parte è vero che l’area di Kottbusser Tor necessita un serio processo di ristrutturazione e riqualificazione, è altrettanto vero che non si possono trattare le famiglie che da decenni abitano in quella zona come merce, sgraditi esempi di un passato (ed un presente) socialmente difficile che si vuole a tutti i costi nascondere. A mio avviso è commovente la civiltà di queste persone, che nonostante rischino seriamente di essere messe sulla strada dalla vergognosa amministrazione cittadina si mobilitano con coscienza di causa e rispetto, informano la popolazione sulla loro situazione (che ritengono giustamente simbolo di ciò che sta accadendo da tempo in tutta Berlino) e, nonostante tutto, riescono ancora a  regalarci un sorriso.

Riccardo Motti

Qui trovate tutte le immagini relative alla manifestazione di ieri

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12 Maggio 2012: gli indignati a Berlino

Una festa colorata e pacifica ma dallo scarso contenuto politico

La serata si conclude con scene già note a chi era presente il 1 Maggio scorso: lunghi cordoni di polizia in assetto antisommossa, oggetti scagliati da gruppi di manifestanti, cori scanditi con violenza, feriti, arresti. Ma niente paura, perchè tutto questo non ha nulla a che fare con il corteo degli indignati: si tratta dei tifosi del Borussia Dortmund, venuti in città per assistere alla finale di Ligapokal (la nostra Coppa Italia) contro gli acerrimi rivali del Bayern, che hanno ben pensato di scatenare un putiferio in Kurfürstendamm. Gli ultras non si smentiscono mai.

Per fortuna, la manifestazione degli indignati è stata di tutt’altro stampo. Verso le 2 del pomeriggio, in balia di un vento gelido che soffiava da nord-est, il corteo di Kreuzberg si è mosso dal Kottbusser Brücke, avviandosi lentamente in direzione Alexanderplatz all’insegna della non violenza e del pacifismo. In testa si sono posti gli attivisti contro l’energia nucleare e alcuni membri del movimento Occupy, seguiti da un carro allegorico che spargeva musica e coriandoli al suo passaggio. In mezzo, come ci si aspettava, si poteva trovare praticamente ogni organizzazione che si occupa di attivsmo politico: dai militanti di alcune organizzazioni leniniste-marxiste ai sostenitori dell’acqua come bene pubblico, dai simpatizzanti del movimento Blockupy Frankfurt agli oppositori del nuovo progetto per l’autostrada A100. Un paio di ragazzi con la maschera di Guy Fawkes, altri mascherati da morte o in tuta anticontaminazione: in fin dei conti, la sensazione di trovarsi in una specie di carnevale pseudo-politico è stata forte. Senza scandire slogan e senza disturbare la città, che continuava la sua vita normale pur sbirciando furtivamente questa goliardia ambulante, il corteo è dunque giunto ad Alexanderplatz, dove sono confluiti anche gli altri 4 cortei, provenienti da altrettanti quartieri della città. L’unico che si è fatto sentire è stato quello proveniente da Lichtenberg, alla testa del quale si trovavano i collettivi antifascisti schierati a testuggine, che hanno fatto risuonare i propri slogan nella piazza prima di mescolarsi alla folla e disperdersi. Da lì ci siamo poi spostati fino al Rathaus, dove c’è stata una piccola azione dimostrativa ed un breve comizio, che ha concluso la giornata. Contrariamente a quanto annunciato nei giorni scorsi, non c’è stato alcun tentativo concreto di occupare la piazza, nè l’organizzazione di workshop per affrontare i temi fondamentali di cui il movimento degli indignati si occupa.

Guardando al programma politico che la manifestazione si proponeva, ovvero l’ispirazione di quel “cambiamento globale” che dovrebbe presupporre la fine del capitalismo e l’instaurazione di un sistema più equo, non si può certo dire che la manifetazione di ieri abbia chiarito i leciti dubbi che ne hanno caratterizzato la vigilia. Se la novità di quest’anno sarebbe dovuta essere la formulazione di proposte concrete, questo proposito non è stato in alcun modo rispettato. Intervistando i partecipanti, emerge chiaramente come il movimento degli indignati non solo non abbia una chiara identità politica, la quale al massimo si riduce alla condivisione di alcune parole d’ordine come antifascismo ed ambientalismo, ma non voglia neanche affrontare pragmaticamente la questione del “come”. E non si tratta di un difetto trascurabile. Se si marcia contro il capitalismo, denunciando l’iniquità dell’ordine mondiale, portare delle proposte concerete è dovere di qualsiasi movimento che voglia essere preso sul serio. In questo senso, è emblematica la già citata assenza totale di slogan: esso presuppone che tutti quelli che lo scandiscono siano d’accordo su qualcosa, ma già questo sottointeso fondamentale viene a mancare. Solo i militanti di organizzazioni politiche o partiti hanno dato delle risposte motivate rispetto alle misure da affrontare per porre freno alla crisi in un modo equo, che preveda una redistribuzione della ricchezza e una maggiore giustizia sociale.

Acquisire la maggiore età, in senso politico, significa non solo voler cambiare il mondo in meglio ma anche, e soprattutto, saper spiegare i mezzi, i tempi ed il modo in cui questo cambiamento dovrebbe avvenire. In questo senso, quell’ “indignarsi non basta” che si è sentito ripetere nei mesi scorsi suona quasi come una condanna del movimento, che dopo un anno di vita non ha saputo armarsi di una identità politica che vada oltre ad un attivismo fine a se stesso, il quale non riesce ad unire in alcun modo le eterogenee componenti che lo attraversano. Siamo in un’epoca storica nella quale mostrarsi interessati alla situazione politica del pianeta è molto “cool”, ma non basta un carnevale per smuovere le coscienze, e non si cambia l’ordine del mondo con un pò di rabbia.

Riccardo Motti

In alto a sinistra: manifestanti a Kottbusser Damm. Al centro: un ragazzo con la maschera di Guy Fawkes. In basso a sinistra: azione dimostrativa di fronte al Rathaus. Riproduzione riservata.

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