Arma a doppio taglio

Il caso della Svizzera come esempio dei rischi delle valute nazionali

In attesa di osservare i prossimi sviluppi della crisi economica che sta investendo l’economia mondiale, in Europa comincia a farsi strada un certo catastrofismo, causato dall’inefficacia che le misure di risoluzione adottate dalle democrazie occidentali hanno dimostrato finora. In particolare, si comincia a parlare della possibilità che la Grecia possa abbandonare la moneta unica e tornare alla Dracma, a causa dell’entità dei sacrifici che la comunità internazionale sta chiedendo alla popolazione ellenica come condizione necessaria all’erogazione degli aiuti volti a risollevare l’economia nazionale.

Ma l’abbandono dell’Euro non è una misura che viene discussa esclusivamente nei confronti dei paesi il cui potere finanziario è considerato, a torto o ragione, debole. Negli utlimi mesi, anche in Germania questa ipotesi è stata, se non ventilata, quantomeno accennata. Sebbene le dichiarazioni ufficiali di tutte le forze al goveno e all’opposizione abbiano acuratamente evitato di toccare l’argomento, ribadendo una formale volontà di salvataggio della moneta unica, non è mistero il fatto che certi settori della finanza e della politica tedesca (ad esempio l’FDP, ma anche componenti importanti della stessa CDU) considerino in fin dei conti vantaggioso un ritorno alle valute nazionali. Il ragionamento che viene fatto in simili ambienti parte dalla presupposta superiorità economica della Germania nei confronti degli altri paesi dell’Eurozona. Si pensa che la comune assunzione del rischio e la conseguente necessità di dividere il debito tra le varie nazioni sia una sorta di sotterfugio per costringere i tedeschi a pagare per gli errori altrui. Questa convinzione è il motivo principale per il quale la cancelliera Angela Merkel si è sempre rifiutata di avallare gli Eurobonds come misura utile per aumentare la fiducia degli investitori: non si vuole correre un rischio comune perchè ci si ritiene migliori degli altri. Ma una simile convinzione, oltre a creare una pericolosa scala di valori tra i diversi paesi dell’Unione, non tiene conto di come un ritorno alle valute nazionali sarebbe ben poco vantaggioso per un’economia forte come quella tedesca.

Per avere un’idea dell’ eventuale scenario che si potrebbe presentare, basta guardare al caso della Svizzera: dal 2007, anno in cui la crisi si è per la prima volta presentata sul tavolo dell’economia europea, si è osservato un imponente flusso di investitori esteri che hanno concentrato le proprie attenzioni sul Franco, considerato inattaccabile. Tuttavia, questa corsa verso quella che è da sempre considerata una valuta-rifugio ha causato una drammatica perdità di competitività della stessa sul mercato internazionale. Questa sopravvalutazione del Franco ha infatti rischiato di far crollare l’economia della Svizzera, che da due anni a questa parte si è vista costretta ad acquitare ingenti quantità di Euro, onde poter riportare la valutazione del Franco ad un livello di competitività accettabile. Questa operazione è ovviamente in perdita, ed è già costata un’ingente somma di denaro agli elvetici: tuttavia, si è calcolato come una simile svalutazione risultasse in fin dei conti più conveniente rispetto all’antecedente sopravvalutazione.

Una simile dinamica dovrebbe mettere in guardia gli ultras di un ipotetico ritorno al Marco: sicuramente restare nella zona Euro significherà, nei prossimi mesi, essere costretti a fare grandi sacrifici dal punto di vista economico, ma ritornare alle valute nazionali potrebbe risultare ben più costoso, soprattutto per un paese come la Germania. Considerata approdo sicuro in un mare in burrasca, la valuta tedesca sarebbe sicuramente tempestata di acquisti e di conseguenza sopravvalutata, rendendo impossibile quella mole di esportazioni che è il fondamento dell’economia tedesca. Ciò che questi personaggi dimenticano è che la sbandierata solidità dell’economia nazionale rischia di ritorcersi fatalmente contro la Germania stessa, mostrandosi un’arma a doppio taglio nel caso di un ritorno al Marco.

Riccardo Motti

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: