Se il verde si fa nero

In Italia non abbiamo questi problemi, perchè le tematiche ecologiste tendono a non rientrare nel normale dibattito politico nazionale. In Germania invece, dove i Verdi occupano 68 seggi in parlamento ed esprimono sindaci e presidenti dei ministri (l’equivalente dei nostri governatori regionali), i concetti di ecologia e sostenibilità sono all’ordine del giorno, soprattutto dopo la tragedia di Fukushima.

L’anno scorso l’ondata di manifestazioni e mobilitazione popolare che è seguita a quell’incidente è riuscita perfino a convincere l’amministrazione Merkel a compiere un clamoroso dietrofront, che ha visto il governo annulare ogni costruzione di nuovi impianti nucleari già deciso, oltre ad annunciare un lento ma inesorabile abbandono dell’energia nucleare. Inoltre, i prodotti “BIO” sono di gran moda, e in tutta la Germania abbondano progetti di orti condivisi, coltivazioni collettive e affini.

Ovvio che tematiche dotate di una cassa di risonanza così elevata facciano gola ai partiti politici, i quali tentano di farle proprie onde raccogliere un maggior numero di voti. Finora, come detto in precedenza, il partito che più si è avvantaggiato in questo senso sono stati i Verdi. Pur non essendo dotati di una chiara identità politica, i Verdi si sono da sempre dichiarati antifascisti: questo fatto, unito alla loro aperta ostilità verso le politiche energetiche portate avanti dal governo Merkel, li ha reso da tempo un partito generalmente considerato “di opposizione”, per non dire “di sinistra”. Tuttavia, stando a quanto la Suddetsche Zeitung ha pubblicato due giorni fa, sembra che un altro partito stia cercando, con buoni risultati, di appropriarsi di tematiche ecologiste: si tratta dell’NPD, (Nationaldemokratische Partei Deutschlands), un partito dichiaratamente neonazista (gemello di Forza Nuova).

Il meccanismo è subdolo, ma proprio per questo risulta essere efficace. Tutto ha inizio dalla Associazione Midgard, la quale pubblica una rivista chiamata “Umwelt&Aktiv”. Se essa sembra, ad un occhio disattento, solo una delle tante pubblicazioni a tema ecologico presenti in Germania, ad un indagine più attenta essa presenta certe sinistre peculiarità. Non si tratta solo di coltivazioni biologiche, infatti, ma anche di (dal sito internet) “protezione dell’ambiente, degli animali e della patria”. Dall’ambiente alla patria, lo spostamento ideologico non è di poco conto. Se a questo aggiungiamo che la rivista è infarcita di simboli cari all’epica germanica, pubblica articoli inneggianti a Yule, la festa pagana del solstizio d’inverno, e alle politiche di difesa degli agricoltori intraprese dall’NPD, nelle cui liste si sono candidati alcuni membri del consiglio direttivo della Midgard, si capisce perchè un membro dell’osservatorio per la difesa della costituzione abbia affermato che la rivista “Umwelt&Aktiv” è considerata uno strumento di propaganda occulta del partito. In fin dei conti questa appare essere un’astuta operazione che l’NPD, il quale pur esprimendo alcuni deputati nei consigli regionali del Mecleburgo-Pomerania e Sassonia rimane poco presentabile a causa delle dichiarate simpatie neonaziste, ha messo in atto per reintrodursi attivamente nella vita politica del paese. Questo diffuso fenomeno di penetrazione dell’ultradestra in tematiche ecologiste è stata ben descritta dal libro Braune Ökologie (Ecologia Bruna), pubblicato ad inizio anno da Gudrun Heinrich, politologa dell’università di Rostock.

Solo recentemente è venuta a galla questa tattica di infiltrazione, la quale va avanti da tempo e, tecnicamente, non può essere bloccata con mezzi legali, dato che l’NPD non è un partito illegittimo, pur restando ai limiti della legalità. Quando, l’anno scorso, è stato reso noto che tra i principali soci di Biopark (una delle maggiori associazioni di agricoltura biologica tedesche), fornitrice tra l’altro della famosa catena di supermercati Edeka, vi erano personaggi come Huwald Fröhlich e Helmut Ernst, noti agricoltori “bio-bruni”, la stessa presidente Delia Micklich ha ammesso di non poter intervenire a proposito. D’altronde la sua associazione si limita a “certificare i metodi di produzione agricola, non si occupa di politica”. E’ proprio in queta zona d’ombra che l’NPD sta cercando di ampliare il proprio bacino elettorale.

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2 thoughts on “Se il verde si fa nero

  1. Astaroth says:

    Beh… Hitler era notoriamente vegetariano, informazione che non manca di essere costantemente inserita nella polemica tra i cacciatori e gli ambientalisti… http://www.earmi.it/varie/verde.htm

  2. Riccardo Motti says:

    Ciao Astaroth, grazie per il commento.
    Vero che Hitler era vegetariano. Se questo possa effettivamente funzionare come argomento valido nel dibattito cacciatori-ambientalisti, è quantomeno opinabile. Più in generale, restando sulle tematiche del post, già negli anni ’30 i nazionalsocialisti proclamarono delle leggi in favore dell’agricoltura: la difesa dei prodotti agricoli locali faceva parte della loro mentalità fortemente nazionalista e volta all’autarchia. In questo senso, l’NPD sta cercando da qualche anno di ripresentare quella vecchia ideologia con forme nuove, come ad esempio l’agricoltura biologica, che in Germania è un business enorme.

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